L’agonia dei parrucchieri liguri

Un salone dei parrucchieri liguri

Il rischio serio è quello di scivolare nel nero, nel sommerso, di andare a fare capelli o piega, in casa dei clienti, come si usava in alcuni paesotti fino a qualche decennio fa, poiché, secondi i primi riscontri in arrivo dal Cna di Genova, in tanti rischiano la chiusura. Molti parrucchieri liguri, sia delle grandi città che dei paesi costieri e dell’hinterland, temono di non poter più alzare la saracinesca, stretti tra le tasse da un lato, la mancanza di introiti dall’altro, e nel mezzo tre mesi (marzo, aprile e maggio) di assoluto blackout di guadagni (ad alcuni non sono ancora arrivati i tanto attesi e sbandierati 600 euro al mese governativi).
E così, dopo l’ondata vorticosa, nei primi anni Duemila, di concorrenti cinesi alla metà del costo (35 solo a Genova), subito imitati da nordafricani (pochi, solo nei caruggi genovesi) ed ecuadoriani (solo quattro tra Sampierdarena Bassa e Certosa), ecco che il virus Covid19 rischia di tagliare le gambe definitivamente a molti acconciatori liguri.
Ma anche quando si aprirà, si spera dal primo giugno, come faranno a lavorare le commesse con i guanti? Non sarà semplice. E poi non dimentichiamo i costi aggiuntivi per mantenere il tanto vituperato distanziamento sociale di almeno un metro. L’obbligo di prendere appuntamenti per non ingolfare i locali, l’essere più social, l’avere sempre la mascherina in bocca e sul naso, l’obbligo del disinfettante in negozio, l’avere sempre la cura di sanificare pettini, spazzole, phon e lavaggi ad ogni uso faranno perdere molto tempo e denaro, e poi siamo così sicuro che tanti clienti torneranno? Ad oggi siamo un popolo di cappelloni, barbuti e messe di tinte fai da te, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti. I parrucchieri sono fondamentali, questo è un dato di fatto e occorre una loro celere riapertura.